Nel segno del nero.

Scrivere è un pretesto per tirar fuori tutto il nero che portiamo dentro.A. Camilleri

 

 

E’ il 2017.
E’ un’estate torrida ed infuocata. La temperatura si alza ancora di più quando la Grenfell Tower prende fuoco e 72 persone perdono la vita. Un mese dopo altre 15 persone rimarranno vittime di un attentato a Barcellona. Nel Regno Unito, dopo 28 anni – dopo la   lady di ferro – una donna viene rieletta Primo Ministro.
E’ un pomeriggio, forse di mezza estate, Stefano Piani compone un numero dal suo smartphone.

“Vuoi scrivere con me un soggetto di Dylan Dog?”, dall’altro lato, a quello che sarebbe stato l’altro barattolo unito dallo spago – se Piani avesse telefonato senza il suo smartphone – c’è un uomo che ha superato se stesso.
Abbracciando il nero più profondo, lasciando che esso entrasse dentro di lui come se fosse immerso in una vasca da bagno piena di inchiostro, Dario Argento, è divenuto un’icona sacra di un profano olimpo oscuro.

Da qui in poi non possiamo far altro che lasciarci andare ad una fervida immaginazione.
Alla SBE infatti, nessuno è intenzionato a risolvere i misteri intorno alla nascita di questa collaborazione ne tantomeno a sciogliere i dubbi su come sia proseguita la telefonata.

Quello che sappiamo è che il 28 luglio arriverà l’albo con la copertina argentata – in edizione speciale – n. 383, della creatura di Tiziano Sclavi.

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E forse il Tiz, che del genere horror è un cultore ed un fautore, basti infatti pensare al n. 1 dell’indagatore di Craven Road, intitolato “L’alba dei morti Viventi”, creato in omaggio a Romero, questa collaborazione l’aveva sognata nei suoi incubi migliori.
Il lungo filo che collega il regista horror allo scrittore dell’oltre Po pavese prosegue – e porta la sua ombra – verso un altro maestro delle tenebre.
Ad illustrare il lavoro di Argento e Piani, infatti, ci saranno le meravigliose ombre di Corrado Roi.

Il suo debutto sulle pagine dell’indagatore dell’incubo avvenne nel 1987 quando le sale cinematografiche vennero travolte e shoccate da “Opera” del maestro Argento, ovviamente.

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Quello che ci è dato sapere sulla trama, riguarda la presenza di un’altra donna dell’universo DYD che, come chi l’ha preceduta, rapirà il cuore dell’old boy durante una mostra fotografica sul tema bondage. Anche qui, il lungo filo nero, continua a stendersi, ritorcersi ed intrecciarsi, riportandoci ad uno degli albi più importanti dell’era Recchioni. La schiena della donna è ricoperta da profonde cicatrici come quella di Mater Morbi, la madre di tutte le malattie, protagonista dell’albo più autobiografico scritto dal successore di Sclavi, nato da un soggetto di Mauro Marcheselli ed illustrato da Carnevale dove si affronta il tema della malattia.

Un altro piccolo tassello dell’oscuro puzzle ci appare direttamente alle spalle evocato dallo stesso Argento. L’albo infatti prenderà spunto dagli “whipping boy”.

Nella terra di sua maestà, nel 1500, era comune affibbiare ai giovani rampolli delle famiglie reali, dei ragazzi di umili origini. Quando i ragazzi reali commettevano delle sciocchezze, a pagarne le conseguenze – subendo le punizioni corporali – erano questi ragazzi sfortunati.
Si pensava infatti che i piccoli “delfini”, intoccabili per il loro sangue blu, avrebbero imparato dai loro errori vedendo dei giovani incolpevoli soffrire per le loro azioni.

Riuscirà quest’albo a soddisfare le pretese altissime che la notevole campagna promozionale ha creato?
Nel frattempo ecco qualche pagina in anteprima!

Dario Argento scrive Dylan Dog – Profondo Nero